The modern Brain Drain

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The modern Brain Drain

Lack of concentration? Can’t finish a sentence? You cannot remember where you spent uninterrupted hours reading?

Now you can barely last 15 minutes without checking your phone. If you are an inveterate “double-screener”: sitting in front of the television, you swipe through Instagram, Snapchat, Twitter and Facebook….welcome to the club. Poor concentration is the modern condition.

According to research by Microsoft, the average attention span was just eight seconds – one second shorter than a goldfish’s. In the report, Microsoft’s CEO, Satya Nadella, issued a disquieting prediction: that the “true scares commodity” of the future will be “human attention”.

Technology is heavily implicated. A 2014 education study found that more time students spent online, the less they were able to concentrate in class and, accordingly, the shorter their attention spans. The same year, advertising agency OMD reported that the average person shifts their attention between their smartphone, tablet and laptop 21 times an hour. Social media, in particular is designed to be distracting and dependency.

This isn’t just affecting our concentration – it’s change our brain. Research by London-based psychologist Glenn Wilson found that those workers who are distracted by phone calls and emails see a 10 per cent drop in their IQs. A 2015 study by cybersecurity firm Kaspersky Lab identified that 91 per cent of people questioned considered the internet to be an “online extension” of the brain.  The process treats facts as superficial, disposable, temporary – and scientists believe it prevents the proper “encoding” of memories.

Cal Newport, an associate professor of computer science at Georgetown University and the author of Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World. He believes that remembering how to be bored is the key. “Many people have become used to pulling out their smartphone or opening a new browser tab at the slightest hint of boredom. The effect is an addiction to distraction”.

Newport’s other idea is to practice something he calls “deep work”, in which one apportions at least 90 minutes to any task, putting it in the calendar and committing to completing it, as well as “productive meditation”, which involves thinking about the problem you have to solve for a specific block of time.

“Productive meditation” just sent me into an unfocused anxiety spiral – after identifying one problem, an immediate deadline, I remembered all the others – but the 90 minute rule worked brilliantly. Thinking about tasks unmissable meetings elevated them. You can’t sit WhatsApping your way through a meeting, accordingly, I swallowed the impulse to reach my phone. You can’t wander away halfway through and in the same spirit I resolved to make it to the end. It worked!

After a month I’m still distracted and suggestible but I am also better at noticing myself drifting off and, in turn, better at resisting temptation. Perhaps, as Newport argues, my brain really is growing more agile.

Focus is hard-won, then – but it can be done. The process requires discipline and willpower. But it can be done – I just need to concentrate !!!

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La fuga del cervello.

Mancanza di concentrazione? Non riesci a finire un discorso? Non ti ricordi l’ultima volta che sei rimasto ininterrottamente a leggere?

Non riesci a far passare neanche 15 minuti senza controllare il telefono?

Se sei un incallito “doppio-screener”, cioe’ stai seduto davanti alla televisione e nello stesso tempo stai su Instagram o Snapchat o Twitter oppure Facebook … benvenuto nel club! Scarsa concentrazione è la condizione moderna.

Secondo una ricerca condotta da Microsoft, la durata media di attenzione e’ appena di otto secondi – un secondo più breve di quella di un pesce rosso. Nel rapporto del CEO di Microsoft, Satya Nadella ha fatto una previsione inquietante: che la “vera merce che manchera’” in futuro sarà “l’attenzione umana”.

La tecnologia è pesantemente coinvolta. Uno studio sulla formazione nel 2014 ha evidenziato che più tempo gli studenti trascorrono online, meno sono in grado di concentrarsi in classe e, di conseguenza, più breve e’ la loro capacita’ di attenzione. Nello stesso anno, l’agenzia di pubblicità OMD ha riferito che una persona mediamente sposta la propria attenzione tra uno smartphone, un tablet o un laptop 21 volte all’ora. I social media, in particolare, sono stati progettati per essere fonte di distrazione e dipendenza.

Questo non solo interessa la nostra concentrazione, ma riguarda anche il nostro cervello.

Una ricerca di uno psicologo londinese Glenn Wilson evidenzia che i lavoratori che sono distratti da telefonate o da e-mail hanno un calo del 10 per cento nel loro quoziente intellettivo. Questi dati  vanno a rafforzare un altro studio fatto nel  2015 dalla società di sicurezza informatica Kaspersky Lab che dice che il 91 per cento delle persone interrogate considera internet  una “estensione on-line” del cervello. Sembra infatti che il processo celebrale  di trattare i fatti come superficiali, cioe’ usa e getta, e la memoria visiva temporanea, impedisca la corretta “codifica” dei ricordi.

Cal Newport, professore associato di scienze informatiche presso la Georgetown University e autore del libro Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World, ritiene che la chiave sia ricordare cosa ci annoiava. Dice infatti “Molte persone sono abituate a tirare fuori il loro smartphone o aprono una nuova scheda del browser al minimo accenno di noia. L’effetto è una dipendenza da distrazione “.

L’idea di Newport è quella di praticare qualcosa che egli chiama “lavoro in profondità“, in cui si ripartisce almeno 90 minuti a qualsiasi compito, mettendolo nel calendario e impegnandosi a completarlo, così come “la meditazione produttiva“, che consiste nel pensare al problema che si deve risolvere per un periodo specifico.

Appena ho provato a mettere in atto la “Meditazione produttiva” mi sono subito trovata in una spirale di ansia – dopo aver identificato il problema con la scadenza immediata, mi sono ricordata tutti gli altri problemi! Ho cercato di impegnarmi, ho voluto provare, e la regola 90 minuti devo ammettere ha funzionato brillantemente. Pensando solo ad un compito alla volta per un periodo contenuto sono riuscita a metterlo a fuoco. Non potendo far altro che stare sul problema, attenendomi alle regole, ho ingoiato l’impulso a raggiungere il mio telefono. Non potendo allontanarmi a metà, con lo stesso spirito ho deciso di portarlo a termine. Ha funzionato!

Dopo un mese sono ancora distratta e suggestionabile ma sono anche piu’ consapevole e noto quando vengo distratta, di conseguenza resisto meglio alla tentazione. Forse, come sostiene Newport, il mio cervello in realtà sta diventando più agile.

Concentrarsi è una conquista faticosa, ma ci si puo’ riuscire. Il processo richiede disciplina e forza di volontà. Ma ce la posso fare: ho solo bisogno di concentrarmi !!!

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