Categoria: Self-improvement

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What our society says about feelings

Hide or worst don’t recognize emotions is unhealthy and dangerous

Our culture divides our feelings into two kinds: “good” and “bad”. Anger, pain, fear, guilt, and shame are labeled bad or negative. Joy, passion, and love we consider good or positive. Unfortunately, this sort of “black or white” categorizing is erroneous and dysfunctional.

Another cultural message is that even if it is acceptable to our family and friends for us to have some feelings, there are still certain feelings that we are not to have. For example, in our society, men must not have fear. If a man is afraid, he’s a coward. It’s acceptable for a woman to be afraid, because she’s supposed to be weak and vulnerable. But women must not be angry. If a woman is angry, she’s a witch. But a man’s anger is his male right, he’s just exerting his power.

Pain is not acceptable for either sex. The message is, “you have a right not to have any pain, so take whatever you need to numb it”. Since wisdom and maturity come from facing pain and learning from it, I believe that we are a very immature people who don’t have the willingness to experience the pain that leads to authentic wisdom. We haven’t learned how to tolerate pain and deal with it as an agent of positive change.

Feeling healthy emotions is a positive experience. There is absolutely nothing wrong with any of our emotions, as long as they are expressed in a healthy, functional way and not an abusive one. As part of the equipment we need to live life fully and functionally, each of our emotions has a specific purpose:

 

Positive use of feelings Feeling reality Negative use of feelings
Feeling of power and energy Anger Felling of rage
A sense of protection and wisdom Fear Feeling of panic or paranoia
Awareness of growth and healing Pain Feeling of hopelessness and depression
Humility and an awareness of fallibility Shame Feeling of being less than others, worth nothing
Awareness that we should not or stop doing something that is wrong Guilt Feeling of being stuck

 Anger gives us the strength we need to do what is necessary to take care of ourselves. Anger enables us to assert ourselves and be who we are. It’s energy.

Fear helps us protect ourselves. When we feel fear, we become alert to the possibility of danger in our environment from which we need to protect ourselves. Healthy fear keeps us from getting into situations and relationships that would not be in our best interest.

Pain motivates us to grow toward increasing maturity. Normal healthy lives are full of pain-producing problems, and feeling the pain produces growth. Many of us were told in our family of origin that mature people didn’t have problem or pain and so when we did have both, we thought something was wrong with us.

Because of life’s routine problems and difficulties we will all be in pain from time to time. A functional person uses pain as a means to work through problems, heal from their effects, gain the wisdom that come out of painful situations, and continue in the maturing process. Repressing the pain and not facing it or medicating it in some way keeps us injured and immature.

Another emotion regulated by our society is shame. According to our culture, we may feel shame, but we’re not supposed to talk about it. As a result, many of us are out of touch with the fact that our lives are filled with experiences of shame. Shame is an emotion like guilt, pain, or joy, but it is special because it lets us know that we are imperfect human. The intensity might move from mild to moderate to strong, but it isn’t overwhelming. When we can feel our own shame, we get two vital aids for living. First, becoming aware that we are not perfect allows us to be accountable and to relate to other people intimately and not from a superior position. Second, our own shame tells us we have made a mistake, and we need to correct it or to stop doing whatever we’re doing, because it’s not appropriate.

Guilt is an uncomfortable or gnawing sensation in the abdomen that is experienced whenever we transgress our value system and is accompanied by a sense of wrongness. Guilt is often confused with shame, which is experienced as embarrassment and perhaps a flushed face, accompanied by a sense of fallibility.

For example, I feel guilty and experience that gnawing feeling in my abdomen if I lie to someone, because my value system includes telling the true. I feel shame or embarrassed if someone notices my tripping while going down the stairs. I did not transgress a value system, I merely made a mistake that people noticed.

If someone noticed that I was lying and confronted me about it, I would feel not only guilt for lying but also shame because someone else noticed my imperfection.

Both of these feelings together give us humility and accountability, important tools for living.

 Each feeling is a vital part of a healthy, functional person’s range of emotions.

I suggest that whenever you’re not sure which you’re feeling, ask yourself this question: “Did I break my own rules, or am I just noticing (or is someone else noticing) my making a mistake?”

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Cosa dice la nostra società sui sentimenti

Nascondere o peggio non riconoscere le emozioni non e’ sano, al contrario, e’ dannoso.

La nostra cultura divide i nostri sentimenti in due tipi: “buoni” e “cattivi”. La rabbia, il dolore, la paura, il senso di colpa e la vergogna sono etichettati come cattivi o negativi. Gioia, passione e amore, invece sono buoni o positivi. Sfortunatamente, questo tipo di categorizzazione “nero o bianco” è errata e disfunzionale.

Un altro messaggio culturale è: avere sentimenti è accettabile per la nostra famiglia e per i nostri amici, mentre ci sono alcuni sentimenti che non dovremmo avere proprio avere. Ad esempio, nella nostra società, gli uomini non devono avere paura. Se un uomo ha paura, è un vigliacco. È accettabile invece che una donna abbia paura, perché dovrebbe essere debole e vulnerabile. Al contrario, le donne non devono essere aggressive. Se una donna è aggressiva, è una strega. Invece la rabbia in un uomo è considerata virile, un modo per esprimere il potere.

Il dolore invece, non è accettato per entrambi i sessi. Il messaggio è: “hai il diritto di non avere alcun dolore, quindi prendi tutto il necessario per intorpidirlo”. Invece la saggezza e la maturità passano proprio nell’affrontare il dolore e imparare da esso, e’ molto immaturo non affrontare il dolore che e’ l’unico modo che ci permette di diventare saggi. Non abbiamo imparato come tollerare il dolore e ad affrontarlo come un passaggio ad un cambiamento positivo.

Sentire tutte le emozioni è un’esperienza positiva. Non c’è assolutamente nulla di sbagliato in nessuna delle nostre emozioni, purché espresse in modo sano, funzionale e non abusivo. Come parte della nostra “attrezzatura” abbiamo bisogno di vivere la vita pienamente e funzionalmente, ognuna delle nostre emozioni ha uno scopo specifico:

Uso + delle emozioni

 

Emozioni reali Uso delle emozioni
Energia, forza

 

Rabbia Rancore
Senso di protezione, saggezza Paura Attachi di panico e paranoie
Consapevolezza che porta ad avere cura, attenzione  

Dolore

Depressione e sensazione di impotenza
Umilta’, consapevolezza di essere fallibili, imperfetti  

Vergogna

Senso di essere inferiore agli altri, di non valere nulla
Smettere di fare quello che stiamo facendo perche’ stiamo trasgredendo le ns regole  

 

Senso di Colpa

 

 

Sentirsi bloccati

La rabbia ci dà la forza di cui abbiamo bisogno per fare ciò che è necessario per prenderci cura di noi stessi. La rabbia ci consente di affermare noi stessi ed essere ciò che siamo. È energia.

 La paura ci aiuta a proteggerci. Quando sentiamo la paura, diventiamo attenti alla possibilità di pericolo nel nostro ambiente da cui dobbiamo proteggerci. Una sana paura ci impedisce di entrare in situazioni e relazioni che non sarebbero nel nostro interesse.

 Il dolore ci motiva a crescere verso una maggiore maturità. La vita comune e’ piena di problemi paure e dolore ma il sentirli il ci porta a crescere. E’ un luogo commune pensare che le persone mature e di successo non hanno avuto problemi o non abbiano provato dolore. E’ un’idea sbagliata che ci depista, ci porta a pensare che se sentiamo dolore e paura, pensiamo che c’e’ qualcosa di sbagliato in noi.

La vita e lastricata da difficolta’, fatica e dolore, tutti siamo soggetti a provare emozioni negative di tanto in tanto. Una persona funzionale usa il dolore come mezzo per superare i problemi, guarire dagli effetti, acquisire la saggezza che emerge dalle situazioni dolorose e continuare nel processo di maturazione. Reprimere il dolore e non affrontarlo o usare medicine per alleviarlo, in qualche modo ci mantiene feriti e immaturi.

Un’altra emozione negata dalla nostra società è la vergogna. Si pensa infatti che se si prova vergogna, non dovremmo parlarne con nessuno, si deve nascondere. Di conseguenza, molti di noi non sono consapevoli che le nostre vite sono piene di esperienze di vergogna. La vergogna è un’emozione come la colpa, il dolore o la gioia, ma è speciale perché ci ricorda che siamo umani, quindi imperfetti e soggetti ad errori. L’intensità della vergogna potrebbe passare da lieve a moderata a forte, ma non è schiacciante. Quando proviamo vergogna, riceviamo due aiuti vitali per vivere. In primo luogo, ci fa prendere coscienza che non siamo perfetti, ci permette di essere responsabili e di relazionarci con altre persone intimamente e non da una posizione di superiorita’. Secondo, la vergogna ci dice che abbiamo commesso un errore e che dobbiamo correggerlo o smettere di fare qualsiasi cosa stiamo facendo, perché non è appropriato.

Il senso di colpa è una sensazione di disagio che si manifesta con un peso sullo stomaco, e che viene sentito ogni volta che trasgrediamo il nostro sistema di valori. La colpa è spesso confusa dalla vergogna, che viene vissuta come imbarazzo e si manifesta spesso arrossendo, e ci si fa sentire in difetto.

Per esempio, mi sento colpevole e provo quella sensazione di peso sullo stomaco se mentisco a qualcuno, perché il mio sistema di valori mi insegna a il dire sempre la verita’. Sento vergogna o imbarazzo se qualcuno nota il mio inciampare mentre scendo le scale. Non ho trasgredito un sistema di valori, ho semplicemente commesso un errore che la gente ha notato.

Se qualcuno avesse notato che stavo mentendo e mi avesse affrontato al riguardo, avrei provato non solo senso di colpa per la menzogna, ma anche vergogna perché qualcun altro aveva notato la mia imperfezione.

Entrambi questi sentimenti insieme ci danno umiltà e responsabilità, strumenti importanti per vivere.

Ogni sensazione è una parte vitale della gamma di emozioni di una persona sana e funzionale.

Suggerisco che ogni volta che non sei sicuro di quale di queste senti, poniti questa domanda: “Ho infranto le mie regole, o sto solo notando (o è stato notato da qualcun altro) che ho commesso un errore?”

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The modern Brain Drain

Lack of concentration? Can’t finish a sentence? You cannot remember where you spent uninterrupted hours reading?

Now you can barely last 15 minutes without checking your phone. If you are an inveterate “double-screener”: sitting in front of the television, you swipe through Instagram, Snapchat, Twitter and Facebook….welcome to the club. Poor concentration is the modern condition.

According to research by Microsoft, the average attention span was just eight seconds – one second shorter than a goldfish’s. In the report, Microsoft’s CEO, Satya Nadella, issued a disquieting prediction: that the “true scares commodity” of the future will be “human attention”.

Technology is heavily implicated. A 2014 education study found that more time students spent online, the less they were able to concentrate in class and, accordingly, the shorter their attention spans. The same year, advertising agency OMD reported that the average person shifts their attention between their smartphone, tablet and laptop 21 times an hour. Social media, in particular is designed to be distracting and dependency.

This isn’t just affecting our concentration – it’s change our brain. Research by London-based psychologist Glenn Wilson found that those workers who are distracted by phone calls and emails see a 10 per cent drop in their IQs. A 2015 study by cybersecurity firm Kaspersky Lab identified that 91 per cent of people questioned considered the internet to be an “online extension” of the brain.  The process treats facts as superficial, disposable, temporary – and scientists believe it prevents the proper “encoding” of memories.

Cal Newport, an associate professor of computer science at Georgetown University and the author of Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World. He believes that remembering how to be bored is the key. “Many people have become used to pulling out their smartphone or opening a new browser tab at the slightest hint of boredom. The effect is an addiction to distraction”.

Newport’s other idea is to practice something he calls “deep work”, in which one apportions at least 90 minutes to any task, putting it in the calendar and committing to completing it, as well as “productive meditation”, which involves thinking about the problem you have to solve for a specific block of time.

“Productive meditation” just sent me into an unfocused anxiety spiral – after identifying one problem, an immediate deadline, I remembered all the others – but the 90 minute rule worked brilliantly. Thinking about tasks unmissable meetings elevated them. You can’t sit WhatsApping your way through a meeting, accordingly, I swallowed the impulse to reach my phone. You can’t wander away halfway through and in the same spirit I resolved to make it to the end. It worked!

After a month I’m still distracted and suggestible but I am also better at noticing myself drifting off and, in turn, better at resisting temptation. Perhaps, as Newport argues, my brain really is growing more agile.

Focus is hard-won, then – but it can be done. The process requires discipline and willpower. But it can be done – I just need to concentrate !!!

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La fuga del cervello.

Mancanza di concentrazione? Non riesci a finire un discorso? Non ti ricordi l’ultima volta che sei rimasto ininterrottamente a leggere?

Non riesci a far passare neanche 15 minuti senza controllare il telefono?

Se sei un incallito “doppio-screener”, cioe’ stai seduto davanti alla televisione e nello stesso tempo stai su Instagram o Snapchat o Twitter oppure Facebook … benvenuto nel club! Scarsa concentrazione è la condizione moderna.

Secondo una ricerca condotta da Microsoft, la durata media di attenzione e’ appena di otto secondi – un secondo più breve di quella di un pesce rosso. Nel rapporto del CEO di Microsoft, Satya Nadella ha fatto una previsione inquietante: che la “vera merce che manchera’” in futuro sarà “l’attenzione umana”.

La tecnologia è pesantemente coinvolta. Uno studio sulla formazione nel 2014 ha evidenziato che più tempo gli studenti trascorrono online, meno sono in grado di concentrarsi in classe e, di conseguenza, più breve e’ la loro capacita’ di attenzione. Nello stesso anno, l’agenzia di pubblicità OMD ha riferito che una persona mediamente sposta la propria attenzione tra uno smartphone, un tablet o un laptop 21 volte all’ora. I social media, in particolare, sono stati progettati per essere fonte di distrazione e dipendenza.

Questo non solo interessa la nostra concentrazione, ma riguarda anche il nostro cervello.

Una ricerca di uno psicologo londinese Glenn Wilson evidenzia che i lavoratori che sono distratti da telefonate o da e-mail hanno un calo del 10 per cento nel loro quoziente intellettivo. Questi dati  vanno a rafforzare un altro studio fatto nel  2015 dalla società di sicurezza informatica Kaspersky Lab che dice che il 91 per cento delle persone interrogate considera internet  una “estensione on-line” del cervello. Sembra infatti che il processo celebrale  di trattare i fatti come superficiali, cioe’ usa e getta, e la memoria visiva temporanea, impedisca la corretta “codifica” dei ricordi.

Cal Newport, professore associato di scienze informatiche presso la Georgetown University e autore del libro Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World, ritiene che la chiave sia ricordare cosa ci annoiava. Dice infatti “Molte persone sono abituate a tirare fuori il loro smartphone o aprono una nuova scheda del browser al minimo accenno di noia. L’effetto è una dipendenza da distrazione “.

L’idea di Newport è quella di praticare qualcosa che egli chiama “lavoro in profondità“, in cui si ripartisce almeno 90 minuti a qualsiasi compito, mettendolo nel calendario e impegnandosi a completarlo, così come “la meditazione produttiva“, che consiste nel pensare al problema che si deve risolvere per un periodo specifico.

Appena ho provato a mettere in atto la “Meditazione produttiva” mi sono subito trovata in una spirale di ansia – dopo aver identificato il problema con la scadenza immediata, mi sono ricordata tutti gli altri problemi! Ho cercato di impegnarmi, ho voluto provare, e la regola 90 minuti devo ammettere ha funzionato brillantemente. Pensando solo ad un compito alla volta per un periodo contenuto sono riuscita a metterlo a fuoco. Non potendo far altro che stare sul problema, attenendomi alle regole, ho ingoiato l’impulso a raggiungere il mio telefono. Non potendo allontanarmi a metà, con lo stesso spirito ho deciso di portarlo a termine. Ha funzionato!

Dopo un mese sono ancora distratta e suggestionabile ma sono anche piu’ consapevole e noto quando vengo distratta, di conseguenza resisto meglio alla tentazione. Forse, come sostiene Newport, il mio cervello in realtà sta diventando più agile.

Concentrarsi è una conquista faticosa, ma ci si puo’ riuscire. Il processo richiede disciplina e forza di volontà. Ma ce la posso fare: ho solo bisogno di concentrarmi !!!

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